Pillole di allenatore
L’allenatore coadiuvato dalla società, supportato in modo chiaro e coerente dalle varie figure predisposte a rappresentare la società stessa deve:
- Gestire uno staff tecnico qualificato, distribuendo e chiarendo subito ruoli e compiti.
- Collaborare con lo staff medico.
- Collaborare con l’ufficio stampa, affinchè la comunicazione dello spogliatoio e quello societario abbiano sempre un unico indirizzo, a tutela e a guida della squadra.
Il suo compito principale è trasformare un gruppo di calciatori in una squadra vera, tenendo presente che non sempre un buon gruppo è anche una buona squadra!
Deve portare i giocatori a rendersi conto dei loro punti di forza in un’unica ottica significativa, dove per significativa si intende l’amalgama tra aspetto tecnico, tattico, fisico e psicologico.
Per fare questo, l’allenatore deve far sì che il giocatore acquisisca la mentalità vincente, abbattendo i veri nemici, i nemici invisibili, quelli che loro stessi a volte o spesso non vogliono vedere, i propri difetti.E’ facile pensare che l’avversario sia solo quello che incontri in campo, in realtà il primo nemico è dentro noi stessi e il giocatore deve prima avere la consapevolezza di averlo sconfitto, avendo compreso e quindi migliorato i propri limiti, sia personali che relazionali (sempre nell’ottica dell’unità significativa)!
Per fare questo, un allenatore, oltre alla competenza, deve avere la capacità di scegliere i giocatori con la personalità giusta, con lo sguardo vero, che sappiano mettersi in discussione, formando insieme ai compagni un gruppo di lavoro armonioso.
L’allenatore non deve mai crearsi un nemico, perché mentalmente è come crearsi un alibi, un alibi per nascondere i propri limiti, evitando nel contempo di sforzarsi per migliorare.
Ogni tentativo di fuga che si prova a mettere davanti al proprio lavoro è un alibi; e come l’allenatore, anche i calciatori devono essere formati lontano dal culto dell’alibi.
Un grande tecnico come Mourinho, per quanto preparato e competente, ha sempre creato, individuato e divulgato i “suoi” nemici, ma è una forma diversa la sua, perché pur essendo alibi, sono “accessori” necessari per aumentare il proprio consenso all’interno del proprio ambiente, isolando il gruppo dall’esterno, e indicando loro chi sono i nemici, per ottenere poi il massimo durante la battaglia (la partita). Gli alibi di cui si tratta qui, invece, sono alibi che tendono ad evitare il lavoro, non a migliorarlo o renderlo efficace, come fa lo “special one”.
