Lettera aperta... rabbia e amarezza
Ero combattuto se scrivere qualcosa oppure tacere.
L’interruzione di un rapporto di collaborazione tra un allenatore e una società, sia esso unilaterale o concorsuale, è rabbia e amarezza insieme.
In momenti come questo, si passa facilmente dal momento della rabbia, dove si vuole parlare, raccontare, discutere e replicare, al momento del pudore, dove si sente l’esigenza di stare in silenzio e di isolarsi, perché l’amarezza che ci coglie, il dispiacere, ci fa percepire la necessità di tacere, per non doversi giustificare di qualcosa che si è fatto. Io sento la necessità e il dovere di raccontare a voi, che per stare qui a leggermi vuol dire che mi seguite e immagino anche che mi stimiate, quello che è successo. E’ successo che, nonostante i buoni rapporti che intercorrevano tra me e i vertici societari, rapporti soprattutto umani, ci sono state delle incomprensioni nella gestione del gruppo e nei programmi tecnici che hanno portato la società a prendere una decisione e a comunicarla, certamente, nel momento meno opportuno; perché non si può comunicare una decisione del genere, dovuta ad aspetti extra-campo, un'ora prima di salire sul pullman per il ritiro di Brescia e dopo aver svolto la rifinitura del sabato mattina.
Posso anche comprendere che le incomprensioni sorte possano aver generato condizioni non più ideali per svolgere il lavoro, e quindi che sia stato giusto così, ma io sono convinto, perché ho già vissuto situazioni analoghe, che si sarebbe potuta raggiungere comunque una salvezza, che era l’obiettivo stagionale di tutti, società, tecnico e giocatori.
Non so di preciso cosa abbia potuto far prendere una decisione così immediata, da parte mia certamente inattesa, ma è chiaro che se il mio rapporto lavorativo doveva continuare come si dice “tanto per lavorare”, allora è meglio così, perché per me un conto è lavorare e un altro conto è, invece, fare un buon lavoro. Sono amareggiato. Questo sono: amareggiato. L’interruzione di un rapporto di collaborazione tra un allenatore e una società, sia esso unilaterale o concorsuale, è rabbia e amarezza insieme. Soprattutto quando avviene tra persone vere, persone che avevano messo in primo piano, inizialmente, un progetto tecnico, una programmazione sportiva, in piena armonia e nella massima fiducia
Sono amareggiato, lo ripeto, e forse è giusto così, ma sono amareggiato, ragazzi, non c’è niente da fare perché con la squadra avevamo collezionato sul campo 8 punti; punti che avrebbero significato, classifica alla mano, salvezza diretta. Certo, a ripensarci, una nota curiosa c’è: nella lista dei convocati diramata prima della partenza della squadra, non era inserito qualcuno che poi, invece, a rapporto interrotto, è partito con la squadra. Incomprensioni? Eccole forse le incomprensioni.
E se sto qui a dire queste cose non è per giudicare gli altri o per giustificare me stesso, non è da me fare una cosa del genere, ma è per raccontare i fatti come sono andati. Nessuno d’altronde è tanto stupido da fare una cosa a proprio danno, e se è stata presa una decisione del genere spero, ma ne sono convinto, che sia stata presa per il bene proprio e della squadra, e non per principi o per orgoglio, o peggio ancora per ripicche o per forzature. Questo voglio pensare.
E poi il mio dispiacere è anche verso tutti quei ragazzi, quei calciatori che credevano in un progetto e che con la massima trasparenza e sincerità mi hanno manifestato, con professionalità, la loro stima e soprattutto il loro affetto, sia come tecnico che come uomo.
Che altro dirvi? Posso dirvi ancora, che fuori dalla sfera professionale, anche se si sa che l'aspetto umano nel mondo del calcio è poco presente, sono triste, perché per la prima volta mi ero trasferito con la mia famiglia, cambiando le abitudini ai miei cari, e questo proprio perché credevo nel progetto, nelle assicurazioni fornitemi, e in qualche parola datami. Di gratificante c'è che in un momento difficile come questo, alcuni addetti ai lavori, che si possono contare in una mano, mi hanno chiamato, standomi molto vicino, quando in questi casi, si sa, in molti neanche ti rispondono al telefono.
Però resto affezionato al Viareggio, e le migliori fortune gliele auguro davvero. Riguardo me, be’ dovrò trarre il massimo anche da questa esperienza, perché come tutte le esperienze della vita ha i suoi risvolti positivi e quelli negativi, tocca a noi cogliere quelli che ti devono insegnare qualcosa. Dalla prossima settimana, comunque, inizierò a lavorare di nuovo, attuerò l’agenda dell’”allenatore senza guida tecnica”, fatta di aggiornamenti, di osservazione degli allenamenti di stimati colleghi, anche di grandi club, di partite visionate, di contatti, e perché no, di appunti che magari riporterò anche qui, per confrontarmi e condividerli con voi.
