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Dall’amarezza alla gioia

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L’ultima volta che ho scritto un mio pensiero in questo sito ho parlato di rabbia e amarezza  e un alone di delusione accompagnava tutto l’articolo.
Oggi, a distanza di un mese, potrei parlare invece di gioia e soddisfazione, accompagnando questo mio scritto da un alone di gratificazione. Il motivo?

Semplice: ricevere il ringraziamento e la riconoscenza per il lavoro che abbiamo svolto insieme, da un ragazzo dell’89 che ha appena assaporato il gusto di un campo della Serie A,  può dare solo gioia e soddisfazione.

Il campioncino di cui parlo e a cui auguro una serie infinita di soddisfazioni sportive è il giovane Luca RICCI, che domenica scorsa si è trovato a marcare niente di meno che il forte Palacio e lo ha fatto con la sicurezza e la determinazione che lo ha sempre contraddistinto, prendendo un serie di critiche tutte positive. E se ci atteniamo alle statistiche e alle percentuali degli esperti, sappiamo bene quanto sia duro e difficile portare giovani leve calcistiche dalle categorie professionali inferiori alla serie A, tant’è vero che il gotha politico sportivo delle nostre Leghe tende finalmente a capire che per far economicamente sopravvivere le società calcistiche di serie C sia ormai indispensabile puntare sui nostri giovani, nonchè sulla formazione e sul lavoro svolto da quei tecnici pronti a rischiare per loro e su di loro.

Non è stato facile per Luca. Io credo da sempre che per raggiungere certi livelli sia necessario prima di tutto credere con convinzione nei propri mezzi e nelle proprie capacità e che poi bisogni saper far tesoro dei consigli elargiti dalle persone preposte alla nostra formazione e alla nostra crescita; è chiaro che in quest’ultimo caso, l’elemento di coesione tra il ragazzo e il suo formatore, cioè tra il giocatore e l’allenatore, non è l’ubbidienza, la disciplina, la comprensione o chissà che altro, ma è la “stima”, la stima “reciproca” che fa sì che il lavoro svolto porti benefici al ragazzo ma anche all’allenatore stesso. L’allenatore, infatti, vede sotto i propri occhi crescere il frutto del suo lavoro e quindi capisce che il ragazzo ha stima e crede in lui e quindi s’impegna sempre più con convinzione e determinazione nel seguirlo nel lavoro da svolgere, rendendosi conto lui stesso, a sua volta, dei progressi in corso.

Questo credo sia quello capitato a Luca, che credendo fermamente nel mio lavoro e apprezzando la fatica del duro lavoro che impartisco sui giovani - rischiando spesso di apparire io stesso presuntuoso o estremamente selettivo – ha fatto sì che lui stesso si accorgesse dei propri miglioramenti, aumentando così esponenzialmente la sua autostima e facendosi trovare pronto in un’occasione importante come l’esordio in serie A dove spesso l’emozione o l’insicurezza gioca cattivi scherzi, soprattutto quando non si è convinti della propria forza e determinazione.

Un aspetto importante nella formazione di un giocatore, e questo è valso anche per Luca RICCI, è quello psicologico. Per parlare di miglioramento, infatti, non è sufficiente seguire e formare il giovane dal punto di vista tecnico o tattico, bisogna lavorare sul giocatore nella sua interezza, e quindi anche sul piano psicologico, perché la formazione riguarda l’insieme di questi aspetti da considerarsi un tutt’uno. Ritengo importante quindi lavorare sulla motivazione, sulla gestione della pressione e sull’ansia,  affinchè si impari a trasformare in positiva l’ansia negativa. Potrà sembrare che io perda tempo, visto il moltissimo tempo che passo a parlare con i ragazzi, spesso a scapito della mia famiglia, ma in realtà parlare col giocatore, capire le sue debolezze e le sue forze, convincerlo delle sue possibilità e del contesto in cui si muove e si dovrà muovere, non può che risultare positivo.


Il fatto che adesso mi senta gratificato del lavoro svolto, infine, non è dovuto a una mia supposizione o a un mio convincimento, ma è dovuto al piacere di aver letto le dichiarazioni di Andrea CATTOLI, l’agente di Luca RICCI che nel corso di un’intervista pubblicata sui mass media ha dichiarato (e io riporto fedelmente): "Per Luca giocare contro il Genoa è stata una soddisfazione immensa. Con grande impegno si è meritato un'occasione così importante e l'ha sfruttata nel migliore dei modi. Per Ricci sono stati fondamentali i due anni di crescita in una categoria formativa come la Lega Pro. Un ringraziamento speciale a mister Maurizi, che nella scorsa stagione l'ha aiutato in maniera fondamentale a crescere e ad arrivare all'attuale livello, che gli è valso la possibilità di far parte di una squadra di Serie A come il Cesena".

Bastano queste parole per far sì che un allenatore passi con gioia e soddisfazione dal ruolo gratificante di colui che riceve i ringraziamenti a quello di colui che deve ringraziare, perché non posso che ringraziare il giovane RICCI e il suo staff per avermi reso soddisfatto e sempre più convinto dell’istruzione tecnica e tattica che impartisco ai giovani e del lavoro, spesso duro e determinato, che svolgo quotidianamente sui campi.