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L’importanza dello staff nella gestione del gruppo

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Il calcio è uno sport popolare,  tutti ne parlano e si creano convinzioni, quelle convinzioni che poi generano abitudini, modi di dire e di fare che si radicano nel giovane e che di conseguenza è poi difficile da modificare, anche e soprattutto per un allenatore.

Nella mia esperienza di oltre 16 anni di panchina e di gestione di partite e risorse umane, ho avuto modo di constatare che poter essere coadiuvati da persone competenti è di fondamentale importanza per poter intervenire su un giovane.

L’intera attività degli staff viene svolta in relazione ed in funzione dell’unità significativa del calciatore, che deve essere allenato, analizzato e migliorato sotto l’aspetto tecnico – tattico - fisico e mentale.

In questo, le difficoltà maggiori sono quelle di trasferire le proprie competenze al calciatore e far capire che si è parte di un progetto tecnico più ampio, dall’obiettivo prefissato.

Spesso si allenano ragazzi con grossi mezzi tecnici che però non riescono a sviluppare il loro potenziale perché emotivamente fragili; come capita spesso anche di allenare calciatori con convinzioni ed abitudini errate dai quali si è soliti ascoltare frasi del tipo: ” corro troppo, non faccio gol”; “ se mi alleno meno, sono più fresco la domenica”; “troppi schemi, sono ingabbiato, non ho libertà”; “lavoriamo poco o lavoriamo troppo”, “troppo stress, troppi video”…. ecco … quando si incontrano questi calciatori, è necessario gestirli e in questo lo staff diventa fondamentale. Non disporre di questo, può portare ad un risultato contrario e negativo, al risultato di un allenatore che si adegua “alla realtà”, per non inimicarsi magari i più anziani, per non stravolgere quelle gerarchie stabilite per anzianità e non per meritocrazia.

Migliorare un giocatore è un mio obiettivo primario, almeno quanto le vittorie sul campo; quest’ultime sono fondamentali per l’attività di un allenatore, ma saper trasmettere al calciatore le informazioni più idonee, quelle che lo migliorano, è una soddisfazione personale indispensabile per aumentare la fiducia propria e altrui. Creare un buon canale comunicativo, saper entrare in simbiosi col ragazzo, lo migliora; il calciatore, dopo un iniziale periodo di crisi, magari dovuto al cambiamento dei metodi di lavoro o dei rapporti, trova una sintonia, un feeling, e ricomincia a mettere nel suo bagaglio culturale-calcistico nuove informazioni, che quindi lo completano e lo vanno sicuramente a migliorare sotto tutti gli aspetti.

Questo non vuol dire che esiste una verità assoluta da trasmettere o da comunicare; significa solo che esiste un metodo di lavoro, che per essere efficiente ed efficace deve esser sposato in modo coerente da tutti i componenti dello staff, e non solo dall’allenatore. Chi non si adegua a questa comunicazione, esprime comunque giudizi, pareri personali e opinioni, senza dare quelle informazioni coerenti col resto dello staff, e purtroppo questa è una cattiva abitudini del calcio, che non facilita il compito a chi deve gestire un gruppo.

Invece, quando lo staff dirigenziale (direttore sportivo - team manager - magazzinieri), quello medico (medico –fisioterapista – massaggiatore - eventuali altre figure,  osteopati, chiropratici, ecc..) e quello tecnico (allenatore in seconda - preparatore atletico - recupero infortuni - preparatore dei portieri - osservatori), interagiscono con l’allenatore, sposando con convinzione la linea guida da lui tracciata, è il momento che si ottengono i risultati migliori.

L’allenatore deve essere aiutato e coadiuvato. Le impressioni personali vanno comunicate in privato, colmando così le inevitabili carenze che ognuno ha nei rapporti umani, e in modo tale da poter poi seguire, tutti d’intesa, un’unica linea di comunicazione. Non possono coesistere all’interno di un’organizzazione più linee guida, è necessario che siano tutte teste pensanti ma che poi sia unica la testa decisionale, altrimenti si determina confusione e si generano alibi agli atleti. Alla fine, tutti, con le proprie caratteristiche personali, umane e psicologiche, devono far parte di un’unica entità di pensiero. Come detto, non esiste un modello che rispecchi una verità assoluta, per questo è importante individuare e seguire la strada di volta in volta ritenuta la migliore. Senza uno staff leale, disposto a sposare questo pensiero, è difficile ottenere risultati sportivi soddisfacenti.