Mai fermarsi …..ma migliorarsi per migliorare
Non allenare, per un allenatore, è tanto stressante quanto allenare; sembrerebbe un paradosso, ma è così. Come sapete, io sono sotto contratto ancora col Viareggio e il regolamento federale non mi consente di poter allenare altrove, un regolamento che trovo assurdo ma al quale bisogna sottostare almeno finché qualcuno non si accorge dell’inutilità di questa regola all’interno del nostro sistema calcistico.
Quindi sto a casa, una situazione poco gratificante e apparentemente inutile, tipico “tempo perso” insomma, però, come in tutte le cose della vita ci sono, e bisogna valutarli, i pro e i contro.
I contro potrebbero essere: la noia, l’assenza di adrenalina legata al risultato, la voglia di trasferire le competenze ai calciatori desiderosi di imparare, la mancanza del vivere insieme allo staff, alla società, ai calciatori la settimana di allenamento pur con tutte le problematiche che ne fanno parte; i pro quali potrebbero essere invece? Sicuramente la vicinanza ai figli, il passare il lungo inverno con la famiglia, poter curare qualche interesse locale personale, sia economico che relazionale, ma soprattutto si ha modo di vedere il mondo del calcio in modo più distaccato e di capire molte più cose, così come si ha modo di aggiornarsi, rivedendo gli errori commessi, avendo la possibilità di confrontarsi con giocatori, con allenatori e con altri addetti ai lavori, insomma è un’attività sicuramente sedentaria ma piena di pubbliche relazioni e molto, molto produttiva.
In questi due mesi, ho avuto modo di vedere e anche di rivedere molte partite, di rivedere qualche allenamento e devo dire che il livello di gioco che stavamo raggiungendo io e i ragazzi del Viareggio era di ottima fattura; l’interpretazione dei singoli all’interno degli automatismi collettivi era arrivata a buon punto sia nella fase di “possesso” che di “non possesso”. Anche sui calci da fermo e sulle transizioni eravamo arrivati a buon punto; insomma la lettura della partita e delle sue infinite variabili cominciava a piacermi: come si muoveva la difesa, come si leggeva la palla libera e coperta, stavano cominciando a piacermi ed intravedevo un ottimo risultato sportivo.
I giocatori si applicavano al massimo e la maggior parte di loro stava entrando in sintonia con il sottoscritto; certo mancava ancora molto per raggiungere un risultato storico per il Viareggio, ma credo che avevamo preso una buona strada, poi come ormai spesso capita, l’inevitabile. Ecco, mi chiedo spesso, che cosa si può fare per liberarci dell’inevitabile, che al momento del salto di qualità si presenta e ti chiede il conto?
